lunedì, 18 giugno 2018

Il Foglio: la dissimulazione delle crepe grilline.

Di Salvatore Merlo per Il Foglio.

Shin-ichi Kawarada, corrispondente di Asahi Shimbun, il secondo quotidiano più diffuso del Giappone – “vendiamo seicentomila copie” – sembra davvero catapultato da un altro pianeta mentre si fa largo con precauzione tra i sampietrini sconnessi, maligni come tagliole, e zampetta discreto tra il pubblico del tempio di Adriano, in piazza di Pietra, dove Roberta Lombardi sta presentando la sua candidatura alla regione Lazio con Luigi Di Maio e Virginia Raggi. Ci sono colleghi giornalisti italiani, veraci militanti del M5s – “aho` sto a fa` l`intervista cor giapponese” – parlamentari, consiglieri comunali, sindaci della provincia. In sesta fila, laterale, quasi nascosto, c`è pure il vicesindaco, Luca Bergamo – “spettatore partecipante”, dice, un passato nel Pd, un presente da tecnico sempre più legato però ai Cinque stelle. “Di Maio secondo me piace alle mamme e alle vecchie signore”, sussurra allora Shin-ichi Kawarada, delicato. “Raggi invece è molto carina”. La Lombardi? “Energica”. E così quando gli si racconta che quei tre che stanno parlando, Di Maio, Lombardi e Raggi, in quel momento in realtà sono impegnati in un sorprendente, coraggioso e persino encomiabile sforzo di dissimulazione onesta, in quanto si sorridono, si tirano pacche sulle spalle ma in realtà tutti sanno che non si sopportano, il giornalista venuto dal Giappone ride. “Voi pensate che noi siamo diversi”, dice. “E invece no”, aggiunge. E così spalanca orizzonti insospettabili: “In Giappone abbiamo un partito simile al M5s. Anche loro, i nostri grillini, non sono dei politici veri. Però da noi non vincono da nessuna parte. Sono andati forte a Tokyo, ma il resto del Giappone li ha respinti”. E perché? “Mah… perché erano… erano… non so come dite voi in Italia… inadeguati?… incompetenti?”.

Di Maio considera Raggi un problema, come raccontò mesi fa a degli ambasciatori stranieri che lo avevano chiamato per capire che succede in Italia e a Roma. E Raggisi sente invece imbrigliata e oppressa dal controllo invadente che Di Maio esercita sulla sua amministrazione, con i dioscuri Fraccaro e Bonafede, con il continuo precipitare di quel genere di consigli che non si possono rifiutare, con la pioggia di assessori paracadutati su Roma da Milano, dal Veneto, dalla Toscana, tutti in Campidoglio per costringerla in una cintura di sicurezza (o in una camicia di forza, a seconda dei punti di vista). Non si piacciono, e un po` si nota. Ster- to tra Raggie Lombardi, le duellanti del M5s costrette adesso a far buon viso a cattivo gioco: fu Roberta a far esplodere il caso Marra, a presentare in procura quell`esposto che provocò la prima di quelle durissime crisi d`insicurezza che poi, come una maledizione, hanno colpito ciclicamente Virginia, minandola persino nel fragile fisico, una serie di difficoltà personali che la sindaca sembra aver superato, per fortuna. Così a un certo punto, quasi incapaci d`infrangere una rigidità che impregna gesti e parole, ieri mattina, di fronte al pubblico del tempio Adriano, le duellanti hanno dato fondo alle loro riserve di malizia, in un gioco allusivo, tutto per esperti e iniziati. Così Raggi tira fuori un artiglio in guanto di velluto, e con fredda nonchalance chiama Lombardi “la candidata alla regione”, mentre l`altra, poco dopo, ricambiando, inciampa in un lapsus geniale: “Grazie Lucia… ehm… Virginia”. In mezzo c`è Luigi, Di Maio. Chiuso in un suo guscio forse sicuro, prezioso, inalterabile, o forse invece di una fragilità senza avvenire. “Vorrei dire a chi sostiene che mi sono smarcato da Roberta Lombardi che invece io sono al suo fianco e sono qui a dimostrarlo”, rivendica, nella sua seconda excusatio non petita della giornata. Perché se Lombardi, ricambiata, non sopporta Raggi che a sua volta non sopporta Di Maio, che non la sopporta, ecco che questo cerchio, que- sta impalpabile nuvola di sfiducia reciproca trova una sua circolarità definitiva nella freddezza calcolata con la quale Luigi soppesa la candidatura di Roberta nel Lazio. Se Lombardi dovesse vincere diventando presidente della regione, lui, che sa di non diventare presidente del Consiglio, si troverebbe di fronte – per la prima volta – a un eletto del M5s aggressivo e sgomitante (non cole la Raggi) assiso in una posizione di notevole rilievo istituzionale. Capace di fargli ombra. Di contendergli quel diritto finora esclusivo e quasi divino che gli deriva dalla vicinanza e dall’unzione dei capi Grillo e Casaleggio. A proposito: ma voi ce l`avete Casaleggio? “No, in Giappone non c`è un Casaleggio”, sorride Shin-ichi Kawarada. “Lui rende l`Italia unica”. E allora questa storia del M5s giapponese, in realtà, non convince fino in fondo.

Fonte: https://www.ilfoglio.it/politica/2018/01/30/news/m5s-lazio-lombardi-raggi-di-maio-dissimulazione-crepe-176086/

ANSA/ALESSANDRO DI MEO

 

 

 

 

 

F